Il Divo


il divo

Paolo Sorrentino torna  a fare cinema impegnato raccontando la vita di uno dei politici italiani più controversi: Giulio Andreotti. L’ onorevole viene presentato con una cifra di grottesco ( mentre si pratica l’agopuntura per curare le sue terribili emicranie) e nello stesso modo Sorrentino racconta la sua storia.

L’uomo definito la Sfinge, il Papa Nero, Belzebù, il Gobbo e ,giustappunto, il Divo è stato coinvolto, nel corso della sua vita, in gran parte degli scandali italiani dagli anni ’70 ad oggi: l’uccisione di Aldo Moro, piazza Fontana, le BR, la P2, per non parlare dei suoi rapporti con la mafia e gli omicidi di cui è, forse, il mandate ( Pecorelli, Sindona, Calvi, Ambrosoli).

Quest’ uomo, apparentemente privo di emozioni e capace di scrollarsi di dosso le accuse più temibili grazie al suo fine e tagliente umorismo, è capace di uscire pulito perfino da Tangentopoli. E proprio nelle scene degli ultimi processi Sorrentino unisce reale e surreale, fino a farli diventare una cosa sola.

Magistrale l’interpretazione di Tony Servillo nella parte del Divo Giulio, che non si ferma ad una semplice imitazione, ma va oltre scavando nel profondo della personalità di Andreotti  e trovando un giusto equilibrio tra realtà e caricatura (non per nulla vincitore del David di Donatello per il miglior attore 2009). Premio della giuria di Cannes per Paolo Sorrentino.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.