Fargo


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In una cittadina del Scandinavia Jerry Lundegaard, gestore di una concessionaria, escogita un piano tanto geniale quanto assurdo per ottenere una grande cifra di denaro. Ingaggia due criminali per inscenare un finto rapimento della moglie e intascare il riscatto, che l’ostile suocero avrebbe sicuramente pagato. La cosa non andrà a gonfie vele, e toccherà ad una gravida poliziotta (Frances McDormand)  indagare per risolvere il caso.

I fratelli Coen creano uno scenario che si rivela tragico, ma al contempo mette i evidenza la demenza e la stupidità degli atti violenti compiuti dall’uomo. I due criminali (i bravi Buscemi e Stormare) sono troppo cinematografici per essere veri, ma riescono ad apparire troppo reali per essere frutto della mente dei registi. Anche la detective ha un ruolo emblematico: non è di sicuro Sherlock Holmes, ma riesce a risolvere un caso che, proprio grazie all’ottusità di cui il film si permea, è ormai una vera e propria tragedia, benché trattato come la solita routine.

Forse la migliore pellicola dei “fratelli di Minneapolis”, un film congelato come i personaggi e gli ambienti che ne fanno parte (vedi le lunghe staccionate che dividono il cielo e la terra, entrambi bianchi per la neve), che disorienta e fa perdere il senso dell’equilibrio. Oscar per Frances McDormand.

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