“Kick-Ass”, quando gli sfigati diventano supereroi


2 parole per definirlo: politicamente scorretto. Questo il segreto del cinecomic(per una volta tanto non targato Marvel) “Kick-Ass”. In uscita il 1° Aprile, il film è diretto da Matthew Vaughn ed è già un cult in America, con un incasso di 220 milioni di dollari a fronte di una spesa di 28. E pensare che nessuna major americana era disposta a finanziare il progetto. Il regista( e Brad Pitt) ci ha messo i soldi e la faccia. Il tempo sembra avergli dato ragione. Il pubblico statunitense è impazzito per questa parodia sui supereroi infarcita di violenza, in cui la moralità latita alla grande. Merito della geniale mente del fumettista Mark Millar, ideatore di “Kick-Ass”(e di “Wanted”) e del team di attori fra cui spicca Nicolas Cage nei panni, vagamente Batmaniani di Big Daddy, un genitore che addestra l’undicenne Hit Girl, una ragazzina terribile con doti da ninja. Sia chiaro, nessuno dei personaggi possiede superpoteri. In “Kick-Ass” non vedremo le ragnatele di Spider Man o l’armatura di Iron Man, piuttosto lo sfigato Aaron Johnson che per uscire dall’anonimato e dalla noia compra su Ebay una tuta verde-ridicolo divenendo il vendicatore omonimo del film che se la vedrà col cattivo di turno Red Mist.

Vinceranno le risate e il cinismo in un film che esula da ogni tipo di classificazione e giudizio, in cui i supereroi(quelli veri) vengono presi metaforicamente a calci.

Emanuele Zambon

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